lunedì 23 maggio 2011

E venti, I custodi degli alburni

I CUSTODI DEGLI ALBURNI, 2-3 giugno, Altavilla Silentina, Albanella

Riprendiamoci la nostra Storia: il Cavallo Razza Governativa Persano e le verità sul periodo post-unitario

GIOVEDI 2 GIUGNO
...
Ore 10,30 presso il Bar Enoteca Stuzzicheria “Il Borgo Antico” - Via Solimene, nel cuore del Centro Storico di Altavilla Silentina.

INCONTRO CON L’AUTORE.

Dora Liguori racconta l’Unità e il periodo post-unitario attraverso tre dei suoi libri
• Memento Domine. Le verità negate sulla tragedia del Sud fra Borbone, Savoia e briganti.
• Quell’ “amara” Unità d’Italia. Fatti e misfatti di un’azione politica e militare poco conosciuta, anzi mistificata, che rese possibile ai Savoia la conquista del meridione d’Italia.
• Storie di piccola gente. Nove storie e diciotto ricette antiche della zona del Sele per raccontare umori e sapori di un Sud poco conosciuto.

Ore 16, 30 presso l’Azienda Agricola Di Feo di Olivella - Altavilla Silentina

PREMIAZIONE CONCORSO PER LE SCUOLE MEDIE “I Custodi degli Alburni. Prima edizione” alla presenza della giuria. Verrà proclamato il gruppo vincitore e assegnato un premio ad ogni partecipante.

Ore 18,00 presso l’Azienda Agricola Di Feo di Olivella - Altavilla Silentina in collaborazione con L’Associazione Culturale Persano nel Cuore

CONVEGNO: “Rientro e rilancio del cavallo Razza Governativa di Persano. Tutela e valorizzazione di identità locali in una logica di sviluppo territoriale sostenibile”.

Introduce Gaetano Lupi , L’Auriga Cilento

Saluti delle istituzioni

Relatori
Franco Benedetto “Il cavallo e la storia di Persano attraverso le immagini”
Alessandra Gallotta “Il villaggio Persano”
Giuseppe Melchionda “Briganti a Persano nel periodo post-unitario”
Gerardo Minnai “Esperienze di vita lontano da Persano e valutazioni dopo 50 anni di lontananza”
Sonia Di Feo “La presenza del cavallo Razza Persano nella sua azienda agricola”
Antonino Gallotta “Cavalli, allevatori e cavalieri alle porte del Cilento”

Modera Oreste Mottola, giornalista

Conclude Tiziana Rubano, presidente L’Auriga Cilento

Proiezione ininterrotta di un documentario a tema del 1939 girato in massima parte a Cerrelli.

Mostra fotografica temporanea “Il cavallo e la storia di Persano attraverso le immagini” curata da Franco Benedetto.

L’occasione è propizia per visitare i cavalli Razza Governativa di Persano presenti all’interno dell’azienda agricola Di Feo.



VENERDI 3 GIUGNO

Ore 19,00 presso Palazzo Spinelli di Albanella

PROCESSO A QUELL’AMARA UNITA’ D’ITALIA. In una ipotetica aula di tribunale, saranno riprodotte, all’interno di un dibattito, le ragioni dei protagonisti dell’Unità d’Italia.

Introduce Antonella Maraio, L’Auriga Cilento

Saluti delle istituzioni

La “Corte” sarà costituita da:
• Giudice-Historicus: Prof.ssa Dora Liguori
(autrice del libro “Quell’”Amara” Unità d’Italia”)
• Pubblico Ministero: prof. Enzo Pietropinto
• Cancelliere: Dott. Luigi Majetta
• Difesa Vittorio Emanuele II: avv. Arturo Bevilacqua
• Difesa Camillo Benso Conte di Cavour: avv. Arturo Bevilacqua
• Difesa Giuseppe Garibaldi: avv. Arturo Bevilacqua
• Difesa Giuseppe Mazzini: avv. Arturo Bevilacqua
• Difesa Francesco II: Avv. Leopoldo Catena
• Difesa Parte Civile Popolo Meridionale offeso: Avv. Arturo Bevilacqua
• Rappresentante dei Briganti: Prof. Santino Campagna
• Brigantessa: Assunta Nigro
• Imputati: Vittorio Emanuele II, Francesco II, Cavour; Garibaldi, Mazzini

Al Popolo Sovrano, rappresentato dal pubblico presente in sala, sarà consegnata una scheda per la sentenza popolare. Si vota con un segno di croce su colpevole o innocente, depositando la scheda nell’urna appositamente predisposta. La Corte, dopo il dibattimento, costituirà il seggio elettorale ed eseguirà lo spoglio delle schede, proclamando la sentenza popolare.

Bagnasco, politica inguardabile

La politica è diventata "inguardabile". Il cardinale Angelo Bagnasco aveva già fatto appello

Un clima di "tranelli" incrociati e crisi istituzionale, al bisogno di maggiore "sobrietà" da parte dei protagonisti della scena partitica italiana. Non era mai giunto, però, a parlare di una politica "inguardabile" e sceglie di farlo a pochi giorni da ballottaggi che coronano un crescendo di polemiche che l'episcopato italiano ha guardato con sempre maggiore apprensione.
"La politica che ha oggi visibilità è, non raramente, inguardabile, ridotta a litigio perenne, come una recita scontata e - se si può dire - noiosa", ha detto Bagnasco nella prolusione di apertura dell'assemblea generale dei vescovi di primavera. "E' il dramma del vaniloquio, dentro - come siamo - alla spirale dell'invettiva che non prevede assunzioni di responsabilità. La gente è stanca di vivere nella rissa e si sta disamorando sempre di più. Gli appelli a concentrarsi sulla dimensione della concretezza, del fare quotidiano, della progettualità, sembrano cadere nel vuoto". Bagnasco non lesina poi critiche ad una stampa "che appare da una parte troppo fusa con la politica, tesa per lo più ad eccitare le rispettive tifoserie, e dall'altra troppo antagonista, e in altro modo eccitante al disfattismo".

Ovviamente non prende posizione nella competizione elettorale, Bagnasco, ma sembra indicare che i vertici della Chiesa guardano ormai oltre l'attuale frangente e l'attuale classe dirigente. La Cei - spiega tornando sul refrain di una "nuova generazione di politici cattolici" - è impegnata a "preparare una generazione nuova di cittadini che abbiano la freschezza e l'entusiasmo di votarsi al bene comune".

Nel suo intervento di apertura del 'parlamento' dei vescovi italiani, che si riunisce da oggi a venerdì in Vaticano, Bagnasco tocca i vari capitoli cari alla Chiesa, dalle politiche per la famiglia al contrasto alla disoccupazione, dall'approvazione del testamento biologico senza tatticismi e con un'ampia convergenza in Parlamento alla necessità di non sottrarre risorse per la scuola al problema dell'immigrazione, rispetto al quale "non tutto ha prontamente funzionato" in Italia ma anche l'Europa dovrebbe dimostrarsi più solidale. E' tuttavia il quadro generale della società italiana che sembra preoccupare di più Bagnasco. "Corrompere i costumi, e ancor più il modo di pensare - da qualunque parte provenga -, è un crimine contro Dio, la persona e la società intera", afferma il capo dei vescovi. s.r.

Perdifumo, il miracolo del 1881

Perdifumo, archivio parrocchiale (con miracolo) quel 31 gennaio 1881

Dimenticato per decine di anni; il miracolo del giorno, di un giorno lontano, 31.1.1881; dice la gente; uno dei tanti miracoli della Madonna del Rosario di Perdifumo Cilento; "l'anno 1881, il giorno 31 gennaio, nella chiesa Parrocchiale e Colleggiata di Perdifumo, io arciprete (..nome non leggibile).
L'arciprete è testimone del miracolo e scrive; "Clementina De Feo, madre di otto figli, moribonda, da giorni 39 con febbre alta e convulsioni spaventose; la famiglia chiede la grazia alla Madonna; la faccia della Vergine cambia colore, tale è il segno di grazia ottenuta;Clementina si alza dal letto guarita e serena". Questa la cronaca del parroco dell'epoca, il miracolo della Madonna del Rosario; il testo, trovato da un giovane parroco, è stato riscritto, pubblicato su un mensile locale, la Strettola. (Giovanni Farzati)

Giornalismo, il ruolo dei social media

Giornalismo, il ruolo dei social media, lo rileva Nicola Bruno Reuters Institue per Lsdi

I social media non sono solo una risorsa da sfruttare quando non ci sono giornalisti sul terreno, ma anche uno strumento che può rafforzare notevolmente il processo di copertura informativa durante avvenimenti di grande rilievo, visto che possono fornire un quadro più ampio del contesto e con maggiori elementi di verifica e prevenire la tendenza ad enfatizzare le ‘’voci’’ o a citare fonti non verificate – Lo rileva Nicola Bruno in una Ricerca di dottorato per il Reuters Institute for the Study of Journalism in cui ha analizzato il modo con cui tre grandi testate giornalistiche (BBC, Guardian e CNN) hanno usato i social media in occasione del terremoto di Haiti – La corsa alla copertura dei fatti in diretta e i nuovi format di racconto giornalistico rischiano però di mettere in crisi i principi basilari del giornalismo, verifica e attendibilità – L’ importante, secondo Bruno, è capire che questi standard sono il solo vero ‘’valore aggiunto’’ che dei professionisti indipendenti possono garantire, in uno scenario così mobile – La nuova figura professionale del reporter-curator



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L’ uso dei social media come fonte di notizie permette di raccogliere materiali di prima mano sul terreno – un elemento cruciale quando non ci sono corrispondenti sul campo – e nello stesso tempo potenzia la diversificazione e l’ ampliamento del raggio di copertura della vicenda. Inoltre un atteggiamento più aperto nei confronti dei social media consente una cronaca più rapida e più accurata e mette maggiormente in luce la pluralità delle voci, dovendo contare di meno sulle fonti istituzionali.

Anche se i nuovi strumenti digitali, che puntano a realizzare una copertura costantemente in diretta dei fatti, rischiano di mettere in crisi gli standard giornalistici di affidabilità e verifica delle notizie.

E’ la conclusione di una ampia analisi sul rapporto – complesso, ancora difficile – fra giornalismo mainstream e social media che Nicola Bruno ha realizzato per il Reuters Institute for the Study of Journalism, dal titolo ‘Tweet first , verify later? How real-time information is changing the coverage of worldwide crisis events’.

Un lavoro che è stato segnalato anche dal New York Times online in un articolo di Mathew Ingram e che prende spunto dal cosiddetto ‘’effetto Twitter’’ che da almeno un anno (la Ricerca fa riferimento in particolare al yerremoto di Haiti) si intreccia alla copertura dei grandi fatti di rilievo internazionale.

Nella sua ricerca, Nicola Bruno (autore con Raffaele Mastrolonardo di ‘’La scimmia che vinse il Pulitzer’’) cerca di rispondere ad alcune questioni cruciali:

- Quale effetto sta avendo Twitter nel cambiamento della copertura giornalistica dei grandi avvenimenti che si verificano a livello mondiale?

- Il ricorso ai contenuti generati dai cittadini (l’ UGC, User generated content) può aiutare a produrre un’ informazione giornalistica più tempestiva ed efficace?

- L’ uso di UGC sostituirà i vecchi modelli di copertura giornalistica in caso di grandi avvenimenti? Che cosa succederà agli standard giornalistici sul piano della affidabilità?

Bruno lo fa attraverso una verifica del lavoro compiuto da tre grosse testate giornalistiche: bbc.com, Guardian.co.uk e cnn.com – in due momenti: nei giorni immediatamente successivi al disastro e una settimana dopo – e descrivendo i diversi approcci ai social media che essi hanno messo in campo. Più centralizzato (BBC), più decentralizzato (Guardian); prevalentemente ‘’comunitario’’ (CNN).

La quale, fra le tre testate, secondo quanto osserva Bruno, avrebbe avuto rispetto ai contenuti prodotti dal basso un approccio più aperto, attraverso una combinazione di fonti su Twitter, Youtube, Facebook, blog e materiali forniti tramite iReport (la piattaforma di condivisione di filmati del sito Usa) forniti da un gran numero di account da diverse zone di Haiti.

Pubblichiamo qui di seguito un’ ampia sintesi delle conclusioni della Ricerca di Nicola Bruno

*****

di Nicola Bruno

(da ‘Tweet first , verify later?’’)

1)

I contenuti che circolano nei social media sono diventati ormai parte integrante del processo di raccolta delle notizie in occasioni di grossi avvenimenti. I tweet in tempo reale, i video amatoriali su YouTube e le informazioni di prima mano lanciate su Facebook riempiono quel vuoto di notizie che fino a pochi anni fa caratterizzava la fase immediatamente successiva a fatti di grosso impatto.

Questo vuoto era determinato da diverse ragioni: i luoghi degli avvenimenti erano difficili da raggiungere, il collasso delle infrastrutture di comunicazione (come nel caso del terremoto di Haiti) e l’ accesso vietato ai giornalisti stranieri (come in Libia), eccetera

L’ uso dei social media come fonte di notizie permette di raccogliere materiali di prima mano sul terreno – un elemento cruciale quando non ci sono corrispondenti sul campo – e nello stesso tempo potenzia la diversificazione e l’ ampliamento del raggio di copertura della vicenda.

Come questo studio ha delineato nell’ analisi dei contenuti, un atteggiamento più aperto nei confronti dei social media consente una cronaca più veloce e più accurata e mette maggiormente in luce la pluralità delle voci, dovendo contare di meno sulle fonti istituzionali.

In altre parole, i social media non sono solo una risorsa da sfruttare quando non ci sono giornalisti sul terreno, ma anche uno strumento che può rafforzare notevolmente il processo di copertura informativa durante avvenimenti di grande rilevanza. I social media infatti possono fornire un quadro più ampio del contesto e con maggiori elementi di verifica e prevenire la tendenza ad enfatizzare le ‘’voci’’ o a citare fonti non verificate.

2)

Tuttavia non possiamo ragionevolmente affermare – come qualche tecno-entusiasta del citizen journalism ha proclamato pochi anni fa – che in quanto tale l’ User Generated Content (i contentuti prodotti direttamente dagli utenti) possa rappresentare una fonte di informazione ‘’indipendente’’. La nostra analisi della copertura giornalistica del terremoto di Haiti del gennaio 2010 ha dimostrato che la presenza di corrispondenti in zona segna una differenza. Per parafrasare il titolo dell’ ultino saggio di Richard Sambrook , gli odierni corrispondenti dall’ estero non sono affatto ‘’ridondanti’’; e se dovessero scomparire non sarà certo un esercito di citizen journalist che potrà sostituirli automaticamente.

Nello stesso tempo il tradizionale modello di copertura giornalistica basata solo sui corrispondenti esteri non sarà a lungo sostenibile. La brusca accelerazione del ciclo delle notizie, in particolare nel mondo online, sta costringendo le testate mainstream ad adottare una strategia di giornalismo di rete (networked journalism), con una progressiva integrazione fra cronaca tradizionale e copertura in tempo reale attraverso i social media.

Ambienti online come Twitter, YouTube e Facebook non sono popolati solo da citizen journalists (qualsiasi cosa questo termine attualmente indichi) ma anche da molte fonti istituzionali: NGO, agenzie governative, personaggi pubblici, ecc.) che vogliono comunicare in maniera indiretta e informale con il loro pubblico.

Mentre questo sembrerebbe il momento più adatto per abbracciare il paradigma del giornalismo di rete (networked journalism), l’ analisi quantitativa e qualitativa svolta nel capitolo 4 mostra che le principali testate giornalistiche non sono ancora pienamente convinte sulla necessità di fare questo passo. Come mostrano gli esempi, nelle prime 24 ore dopo il terremoto di Haiti, una notevole quantità di contenuti generati dagli utenti (UGC) erano stati utilizzati da CNN, BBC e dal Guardian.; ma una settimana dopo, quando tutte e tre le redazioni erano riuscite a dislocare i loro corrispondenti sul terreno, quel tipo di contenuti praticamente non esisteva già più.

In altre parole, i social media sono una risorsa utile per colmare dei vuoti nell’ organizzazione editoriale, ma una volta che quel problema è stato risolto, i media mainstream sembrano minimizzare la loro importanza.

Per superare questo modello ‘’opportunistico’’, i media tradizionali devono ridisegnare completamente le loro strutture operative. E, non c’ è bisogno di dirlo, ciò richiederà un po’ (o forse un bel po’) di tempo.

3)

Nel frattempo, non possiamo negare che l’ effetto-Twitter di cui abbiamo parlato nella nostra introduzione, stia avendo un impatto reale sulla produzione giornalistica delle maggiori redazioni giornalistiche. BBC, CNN e Guardian sono dei grandi esempi di media mainstream con una consistente apertura nei confronti dei social media.

La copertura online delle grosse notizie non può più basarsi solo sui corrispondenti locali o sulle notizie di agenzia: stanno emergendo un po’ dovunque nuovi format di racconto giornalistico, comprese le mappe interattive, le visualizzazioni multimedia, i Live blog, ecc. In particolare il format Live Blog incarna pienamente quello che il giornalista Dan Gillmor definisce “1440-minute news-cycle” (ciclo informativo di 1440 minuti, 24 ore), l’ evoluzione digitale del ciclo televisivo basato sulle 24/24ore.

E’ chiaro che oggi la copertura in tempo reale dell’ evoluzione dei fatti sta imponendo una forte accelerazione nel processo tradizionale di raccolta e di pubblicazione delle notizie – un paesaggio in cui il contenuto dei social media sta giocando un ruolo sempre più cruciale.

Tuttavia, anche se il nuovo ciclo ‘’1440 minuti’’ facilita l’ integrazione dei contributi dei citizen journalist (in particolare nei formati più dinamici come il Live Blog), è anche vero che una tale accelerazione sta erodendo gli standard giornalistici di affidabilità e verifica delle notizie.

Le analisi e le interviste raccolte in questo Rapporto illustrano come, almeno in alcune specifiche circostanze, Guardian e CNN preferiscano la velocità rispetto alla verifica dell’ informazione pubblicata.

L’ approccio del tipo ‘’prima twitta, poi verifica’’ è di grande aiuto nella diversificazione delle fonti e consente una copertura più ricca. Ma questa strategia, nello stesso tempo, sembra molto pericolosa in relazione a una delle regole d’ oro del giornalismo: ogni notizia deve essere prima di tutto verificata. Fra le tre redazioni esaminate qui la BBC è l’ unica testata che applica in maniera massiccia questo principio fondamentale anche nella sua versione online.

Gran parte del lavoro realizzato dalla struttura di raccolta dell’ UGC della BBC è dedicato a una verifica ripetuta del contenuto dei social media prima del suo utilizzo durante eventi particolarmente rilevanti.

Come conseguenza, questa ampia attenzione dedicata all’ affidabilità delle notizie risulta anche dalla minore percentuale di UGC pubblicati sulla BBC online rispetto alle altre testate che optano invece apertamente per la strategia del ‘’prima twittare, poi verificare’’.

Dall’ altro lato, potrebbe anche accadere che in un futuro prossimo i due modelli opposti – ‘’prima si pubblica e popi si verifica’’/’’prima si verifica e poi si pubblica’’ – confluiranno in una unica strategia.
PIù i social media diventano una parte integrante del processo di raccolta delle notizie, più le redazioni online avranno bisogno di uno specifico ‘’curatore’’ che lavori accanto a commentatori e corrispondenti. Questa nuova posizione richiederà dei cronisti bravi nel filtraggio, nella verifica e nella cura editoriale dei contenuti più rilevanti che circolano in rete.

Il ‘’reporter-curator’’ si avvarrà delle nuove ‘’tecnologie di verifica’’ che diventeranno sempre più veloci e sempre più affidabili ed avanzate. E’ anche ragionevole prevedere lo sviluppo di nuove procedure che misurino rapidamente il grado di affidabilità dei contenuti dei social media, grazie a nuove soluzioni digitali e a strumenti intelligenti di integrazione.

Un esempio pratico di possibili risultati in questo contesto è stato fornito recentemente dall’ Online Journalism Blog (OJB), che ha pubblicato una piccola guida intitolata ‘’Contenuti, contesto e codici: la verifica dell’ informazione online. Fra le tante cose interessanti si legge: ‘’L’ apparente ‘impersonalità’ del medium è ingannevole: ogni segmento di informazione, e ogni persona, lascia una traccia di dati che possono essere utilizzati per ricostruire la sua affidabilità’’. Basandosi su questa premessa, OJB suggerisce u oprocesso di verifica in tre passi che include analisi di contenuti, contesto e codici.

Questa guida inoltre spiega che molti dei dubbi che circondano oggi i social media erano emersi allo stesso modo durante le principali trasformazioni tecnologiche del passato.

“Quando per la prima volta in redazione entrarono i telefoni, i giornalisti erano scettici: come possiamo essere sicuri che la persona al’ altro capo del filo sia quello che dice di essere?’’. La domanda ora sembra stupida, perché abbiamo una tale familiarità con la tecnologia telefonica che a stento pensiamo ad essa come a una tecnologia – utilizzando anche un ampio ventaglio di tecniche per veriricare quello che il nostro interlocutore sta dicendo a telefono, dal tono di voce al numero da cui sta chiamando e alle informazioni che ci sta dando.
Il rapporto con le fonti online non è diverso. Come fate a sapere che la fonte vi sta dicendo la verità? Siete dei giornalisti, perbacco: è il vostro lavoro scoprirlo’’ .

Questo nuovo ruolo per i giornalisti acquisterà sempre maggiore importanza. E ciò è dovuto non solo al fatto che sempre iù persone al mondo guarderanno (esclusivamente o prevalentemente, e sempre di più) all’ online come alla loro ‘’dose di informazione’’ quotidiana, ma anche perché la trasformazione dei social media sta abbassando il livello della diffusione di voci, bufale e imbrogli.

Nell’ era del ciclo informativo ‘’1440-minute news-cycle’’, in cui cittadini, fonti indipendenti e altre organizzazioni hanno la possibilità di fare cronaca istantanea sui grandi avvenimenti, l’ espressione ‘’linea di verifica’’ (”line of verification”, coniata da Matthew Eltringham, direttore del canale per l’ UGC della BBC) è il solo vero ‘’valore aggiunto’’ che dei professionisti indipendenti possono garantire. In questo scenario così mobile, le nuove testate giornalistiche non solo hanno bisogno di adottare un approccio aperto nei confronti dei social media, ma devono anche aggiornare i loro standard e le loro tecniche di autenticazione dell’ informazione. Per questo, la tecnologia giocherà un ruolo sempre più vitale, aiutando i giornalisti in maniera più concreta a verificare i contenuti prodotti dai cittadini e le altre fonti online.

Gli standard del buon giornalismo continueranno a rimanere tali anche nel millennio digitale mentre i nuovi media dovranno cercare di salire sul treno dell’ informazione in tempo reale senza però dimenticare la loro principale missione: separare i fatti dalle finzioni, filtrare i segnali dal rumore di fondo e offrire contenuti importanti e affidabile. (Giovanni Farzati )

Canile di Cicerale, storia italiana

Canile di Cicerale, una storia italiana senza fine

Poche settimane fa era stata riportata la notizia degli ultimi cani portati via dal canile di Cicerale. Felicità per quanti avevano lottato per la chiusura di un canile diventato per gli animalisti, quasi il simbolo di una sbagliata lotta la randagismo. Nella foto di copertina, scattata il giorno dello sgombero finale condotto dalla Task Force del ministero della Salute con i carabinieri del NAS di Salerno, venne immortalata la piccola segugia Marta ultimo cane ad uscire dalla struttura di Cicerale tra le braccia di Stefania Piazzo e di Rosalba Matassa, dirigente veterinario del ministero. (vedi foto)
Il TAR di Salerno, su ricorso del gestore, ha annullato l’Ordinanza del sindaco di Cicerale che nel maggio 2009 aveva disposto la chiusura del canile. Cicerale, pertanto, potrà riprendere i suoi affari con i Comuni del comprensorio. Sembra incredibile ma il motivo, forse, è sempre lo stesso. Così come avvenuto nelle Ordinanze anti circo, finchè una legge non dirà cosa queste strutture possono fare, vietando o disciplinandone l’attività, tutto si perderà in una serie infinita di cavilli, circolari, ricorsi, appelli, sentenze ed annullamenti. Cicerale, pertanto, sembrerebbe legittimata ad operare.
Una verità insindacabile, però, su queste vicende esiste. Ovvero gli animali, per legge, sono “cose”, e lo stesso reato di maltrattamento è ancora impostato sul danno causato alla sensibilità dell’uomo. I reati contro il maltrattamento, infatti, sono “delitti contro il sentimento per gli animali”.
Al di là di Cicerale , proviamo solo un attimo a pensare se un ricorso, sia esso di ordine amministrativo o penale, venisse fatto contro un centro di accoglienza per anziani. Cosa accadrebbe? Verrebbero trasferiti in funzione di sequestri e dissequestri della struttura o dell’inficiamento di ordinanze sindacali, per le quali, si ricorda, vi è la possibilità di un secondo grado di Giudizio?

Napoli, elezioni comunali

Napoli, elezioni comunali, giochi sul portone di Palazzo San Giacomo

DE MAGISTRIS è sostenuto da IDV, SEL, RIF. COMUNISTA, PD, VERDI, partiti già presenti nella geografia politica che ha prodotto questa Napoli con tanti difetti, inutile elencarli; tutti questi partiti hanno amministrato negli ultimi 10 anni la città di NAPOLI, rinnovamento? parola troppo abusata; in ogni caso la giunta Iervolino era formata da IDV e RIFONDAZIONE COMUNISTA; sono alleati già al primo turno con De Magistris.

Capitolo 2.. il Lettieri berlusconiano, il nuovo c'è? o non c'è attorno al candidato targato Pdl? anche nell'area del candidato pdl, facce note alla politica partenopea; radio strada, quello che dice la gente, che è quella che vota.; i voti in politica si vendono; si scambiano; c'è anche il caso che possano essere regalati per odio verso Berlusconi; il PD napoletano sarebbe folle a regalare i suoi voti all'IDV, ma potrebbe farlo; in politica, specialmente comunale, mai dire mai; per il secondo turno è De Magistris che ha bisogno del Pd e non il contrario. (Giovanni Farzati)

domenica 22 maggio 2011

Napoli e Vecchioni, legge legge

Napoli, Vecchioni legge Pericle

Ha letto un passo del discorso di Pericle agli ateniesi sulla democrazia. Così Roberto Vecchioni, intervenuto a Napoli a sostegno del candidato sindaco dell'Idv Luigi De Magistris, ha infiammato la piazza che lo ha salutato con un lungo applauso.

Al termine della lettura, lapidario il suo commento: "Tutto questo - ha detto Vecchioni - Berlusconi non lo sa". Poi ha spiegato perchè è sceso in prima persona sia a Milano che a Napoli: nel capoluogo lombardo, ha detto, "dopo 20 anni la sinistra è ora avanti", maledetti i sondaggi e chi ci crede; Vecchioni, infine, si è detto fiducioso sul risultato di De Magistris "perchè rappresenta il volto pulito di Napoli", si spera che gli elettori pensino la stessa cosa. s.r.