Napoli, assessore regionale Romano al comune, dedicatevi di più alla raccolta differenziata
Giovanni Romano, assessore regionale all'Ambiente, detta le regole al comune di Napoli''Ciascuno deve fare il suo mestiere: i flussi dipendono dalla Regione Campania, che li sta gestendo correttamente; l'attivazione di un sito di trasferenza dipende dal Comune di Napoli, che, invece, non l'ha attivato. Ai vertici di Palazzo San Giacomo va un richiamo alla responsabilita'''. Lo dice l'Assessore all'Ambiente della Regione Campania, Giovanni Romano che aggiunge: ''In qualita' di vati, bilancini e bilancioni del Comune di Napoli e dell'Asia non valgono un granche'''. ''A loro consiglio di dedicarsi di piu' alla raccolta differenziata e meno a dichiarazioni da campagna elettorale che hanno come unico fine quello di strumentalizzare i rifiuti a fini politici''
domenica 3 aprile 2011
Ambiente.it, Campania emergenza rifiuti sempre alle porte
Ambiente.it, Italia record di eco-infrazioni, richiamo alla Campania
Nonostante una crescente sensibilità ecologica da parte di vari enti pubblici, il rapporto del paese Italia con l’ambiente non è ancora idilliaco. Lo confermano i dati sottolineati dal Commissario Europeo all’Ambiente Janez Potocnik durante un’intervista. Il politico sloveno ha parlato infatti di energie rinnovabili e tutto quanto ruota attorno alle politiche per l’ambiente, ricordando anche come l’Italia sia il paese con più eco-infrazioni in Europa, avendone “collezionato” fin qui ben 44, il 73% delle quali per le mancate applicazioni delle direttive comunitarie: "L’Italia è un grande paese industrializzato e può, anzi deve, fare meglio. Le ricordo che l’Italia è in Europa il paese con il maggior numero di procedure di infrazione alle normative ambientali. Avete collezionato 44 procedure europee di infrazione, in tutti i segmenti della legislazione ambientale. L’Italia può conseguire un miglioramento disaccoppiando la crescita della produzione di rifiuti dalla crescita del PIL. Nel caso della Campania il fattore è più evidente".
Il richiamo alla Campania non ha potuto evitare il collegamento con l’emergenza rifiuti. Aspetto che è sicuramente uno dei meno edificanti per quanto riguarda il nostro Paese e la sua capacità di preservare l’ambiente, anche per l’immagine che si dà all’estero. In Questo caso, però, l’Europa si dichiara vigile e attenta nella valutazione del piano rifiuti: "Speriamo che le cifre che ci sono state date dalle autorità italiane saranno capaci di darci fiducia. Dobbiamo essere sicuri che il programma italiano è credibile e che sarà gestito in modo corretto. Altrimenti dovremo rivolgerci di nuovo alla Corte europea per il secondo ricorso, e la Corte di giustizia potrà decidere sanzioni e perfino pagamenti quotidiani. Sappiamo che non sarà facile risolvere il problema dei rifiuti di Napoli, e quindi non ci interessa un piano che mostri una soluzione immediata da bacchetta magica: ci interessa che il piano sia credibile. Dobbiamo essere sicuri di poterci fidare".
Non poteva poi mancare un accenno alla questione nucleare tanto in voga in questi tempi dopo l’incidente di Fukushima, tanto da aver convinto i governi di mezza Europa a porsi domande sull’effettiva praticabilità di tale soluzione al netto dei rischi e dei problemi che questa fonte di energia pone:
Senza dubbio l’incidente atomico in Giappone porterà a un ripensamento degli indirizzi nucleari, ma sarà una scelta di ogni paese. Abbiamo deciso di rendere più severi gli standard di sicurezza, ma l’incidente di Fukushima ci impone di rafforzare il contributo delle fonti rinnovabili di energia per compensare la riduzione prevedibile del nucleare.
Si torna così sempre al solito punto: il futuro sono o dovrebbero essere le fonti rinnovabili, che per essere sfruttate necessitano comunque di consistenti investimenti che non tutti i governi sono disposti ad erogare, aspetto che sta tenendo banco proprio in Italia con le discussioni sul decreto Romani e i suoi effetti sugli investimenti nel settore delle energie pulite.
Emerge così un quadro di un Italia ancora poco aperta ai cambiamenti geopolitici che costringono l’Occidente a una revisione delle politiche ambientali ed energetiche, come testimonia il poco edificante record di eco-infrazioni. Va dato atto che la mentalità della gente e quella
Nonostante una crescente sensibilità ecologica da parte di vari enti pubblici, il rapporto del paese Italia con l’ambiente non è ancora idilliaco. Lo confermano i dati sottolineati dal Commissario Europeo all’Ambiente Janez Potocnik durante un’intervista. Il politico sloveno ha parlato infatti di energie rinnovabili e tutto quanto ruota attorno alle politiche per l’ambiente, ricordando anche come l’Italia sia il paese con più eco-infrazioni in Europa, avendone “collezionato” fin qui ben 44, il 73% delle quali per le mancate applicazioni delle direttive comunitarie: "L’Italia è un grande paese industrializzato e può, anzi deve, fare meglio. Le ricordo che l’Italia è in Europa il paese con il maggior numero di procedure di infrazione alle normative ambientali. Avete collezionato 44 procedure europee di infrazione, in tutti i segmenti della legislazione ambientale. L’Italia può conseguire un miglioramento disaccoppiando la crescita della produzione di rifiuti dalla crescita del PIL. Nel caso della Campania il fattore è più evidente".
Il richiamo alla Campania non ha potuto evitare il collegamento con l’emergenza rifiuti. Aspetto che è sicuramente uno dei meno edificanti per quanto riguarda il nostro Paese e la sua capacità di preservare l’ambiente, anche per l’immagine che si dà all’estero. In Questo caso, però, l’Europa si dichiara vigile e attenta nella valutazione del piano rifiuti: "Speriamo che le cifre che ci sono state date dalle autorità italiane saranno capaci di darci fiducia. Dobbiamo essere sicuri che il programma italiano è credibile e che sarà gestito in modo corretto. Altrimenti dovremo rivolgerci di nuovo alla Corte europea per il secondo ricorso, e la Corte di giustizia potrà decidere sanzioni e perfino pagamenti quotidiani. Sappiamo che non sarà facile risolvere il problema dei rifiuti di Napoli, e quindi non ci interessa un piano che mostri una soluzione immediata da bacchetta magica: ci interessa che il piano sia credibile. Dobbiamo essere sicuri di poterci fidare".
Non poteva poi mancare un accenno alla questione nucleare tanto in voga in questi tempi dopo l’incidente di Fukushima, tanto da aver convinto i governi di mezza Europa a porsi domande sull’effettiva praticabilità di tale soluzione al netto dei rischi e dei problemi che questa fonte di energia pone:
Senza dubbio l’incidente atomico in Giappone porterà a un ripensamento degli indirizzi nucleari, ma sarà una scelta di ogni paese. Abbiamo deciso di rendere più severi gli standard di sicurezza, ma l’incidente di Fukushima ci impone di rafforzare il contributo delle fonti rinnovabili di energia per compensare la riduzione prevedibile del nucleare.
Si torna così sempre al solito punto: il futuro sono o dovrebbero essere le fonti rinnovabili, che per essere sfruttate necessitano comunque di consistenti investimenti che non tutti i governi sono disposti ad erogare, aspetto che sta tenendo banco proprio in Italia con le discussioni sul decreto Romani e i suoi effetti sugli investimenti nel settore delle energie pulite.
Emerge così un quadro di un Italia ancora poco aperta ai cambiamenti geopolitici che costringono l’Occidente a una revisione delle politiche ambientali ed energetiche, come testimonia il poco edificante record di eco-infrazioni. Va dato atto che la mentalità della gente e quella
sabato 2 aprile 2011
Rca auto, mercato libero, petizione a Fini
Roma, assicurazione auto, SNA, petizione popolare inviata a Gianfranco Fini
E' stata presentata martedì scorso, 29 marzo 2011, dall'SNA, il Sindacato Nazionale Agenti di Assicurazione, la "Petizione Popolare sul Mercato Assicurativo". Rivolgendosi all'On. Gianfranco Fini, Presidente della Camera dei Deputati, i cittadini firmatari della petizione, in linea con quanto tra l'altro preannunciato proprio dall'SNA, chiedono un liberalizzazione completa del mercato, ma anche meno burocrazia a tutela del consumatore, contrasto all'aumento smisurato dei premi Rc auto, ed il contrasto alle scelte delle compagnie di assicurazione di abbandonare il territorio e di chiudere i centri di liquidazione. Il tutto tenendo conto del fatto che la liberalizzazione del mercato, nel 1994, anziché far scendere i premi delle polizze Rc auto, ha portato ad aumenti ed oneri a carico della collettività. Così come, a fronte dell'obbligo di Legge previsto dall'Rc auto, con la petizione popolare i cittadini chiedono un mercato più aperto anche a favore dei gruppi assicurativi esteri.
Basti pensare al riguardo come, a scapito della concorrenza e dell'innovazione, si legge nella petizione popolare, la raccolta assicurativa italiana, per una quota del 60-70%, sia in mano a soli 6-7 grandi Gruppi assicurativi.
E' stata presentata martedì scorso, 29 marzo 2011, dall'SNA, il Sindacato Nazionale Agenti di Assicurazione, la "Petizione Popolare sul Mercato Assicurativo". Rivolgendosi all'On. Gianfranco Fini, Presidente della Camera dei Deputati, i cittadini firmatari della petizione, in linea con quanto tra l'altro preannunciato proprio dall'SNA, chiedono un liberalizzazione completa del mercato, ma anche meno burocrazia a tutela del consumatore, contrasto all'aumento smisurato dei premi Rc auto, ed il contrasto alle scelte delle compagnie di assicurazione di abbandonare il territorio e di chiudere i centri di liquidazione. Il tutto tenendo conto del fatto che la liberalizzazione del mercato, nel 1994, anziché far scendere i premi delle polizze Rc auto, ha portato ad aumenti ed oneri a carico della collettività. Così come, a fronte dell'obbligo di Legge previsto dall'Rc auto, con la petizione popolare i cittadini chiedono un mercato più aperto anche a favore dei gruppi assicurativi esteri.
Basti pensare al riguardo come, a scapito della concorrenza e dell'innovazione, si legge nella petizione popolare, la raccolta assicurativa italiana, per una quota del 60-70%, sia in mano a soli 6-7 grandi Gruppi assicurativi.
Cagliari, notizie da un blog, Murgia contro Ordine dei giornalisti
Cagliari, Michela Murgia contro Ordine giornalisti
La scrittrice Michela Murgia denuncia nel suo blog un tentativo di intimidazione dell’Ordine dei Giornalisti di Cagliari, che vorrebbe vietarle un benemerito laboratorio di giornalismo che ha organizzato in Sardegna. Scrive Michela:
“L’indicazione ufficiosa che è emersa è chiara: se uno solo di questi ragazzi scrive anche mezza riga di materiale giornalistico in una testata a me riconducibile, parte una denuncia a lui e a me per esercizio abusivo della professione. Se invece il “prodotto” del laboratorio compare in uno spazio che giornalistico non è, per esempio il mio blog, sarò comunque denunciata per stampa clandestina. Entrambe sono cause penali e non sono così sprovveduta da ignorare che con tutta probabilità le perderei”.
C’è solo un errore in quello che scrive Michela su Oknotizie; non perderebbe un bel niente. In nome della libertà, della democrazia, dell’articolo 21 della Costituzione e della legalità che garantisce le tre cose prima elencate, Michela Murgia e i giovani iscritti al suo laboratorio dovrebbero salutare l’Ordine dei Giornalisti della Sardegna con la stessa graziosa levità usata da La Russa per Fini alla Camera. Consiglierei in aggiunta, tanto per darsi un tono, il gesto dell’ombrello, non esagerato ma energico.
Esercizio abusivo della professione significa esercizio abusivo della professione, non dell’attività giornalistica. La professione è, secondo il Devoto Oli, che purtroppo non è allegato alla legge istitutiva dell’Ordine dei Giornalisti (e i risultati si vedono), “attività esercitata in modo continuativo a scopo di guadagno”. Del resto, lo dico per i non giornalisti, siccome per ottenere l’iscrizione all’Ordine uno dei requisiti richiesti è avere svolto attività giornalistica, anche un bambino di quattro anni, e quindi anche un giornalista, capirebbe che l’attività giornalistica per i non iscritti all’Ordine è consentita.
Tutto questo è stato per esempio spiegato dall’Ordine dei Giornalisti della Lombardia (non dalla Federazione Anarchica) nella sentenza di condanna di Vittorio Feltri del 19 aprile 2010, dove si legge tra l’altro:
“In estrema sintesi, dunque, la legge istitutiva dell’Ordine non osta in alcun modo a che tutti possano collaborare ad un giornale senza essere iscritti. Nega però la possibilità di svolgere tale attività in maniera professionale, ovvero «in maniera stabile, continuativa, sistematica e retribuita»[6]. Nella stessa logica del legame tra professionalità e responsabilità, la legge riserva ai soli iscritti all’albo – siano essi professionisti o pubblicisti – la direzione responsabile di giornali, periodici e agenzie di stampa di carattere nazionale (art. 46 l. 69 del 1963 e Corte cost. n. 98 del 1968). Tale linea di demarcazione tra attività di carattere saltuario e attività continuativa è accolta anche dalla Corte di Cassazione, che nel 1971, in una delle rarissime pronunce in materia di esercizio abusivo della professione giornalistica, sancisce che «poiché la Costituzione garantisce a tutti il diritto di manifestare il proprio pensiero liberamente e con ogni mezzo di diffusione, ogni cittadino può svolgere, episodicamente, l’attività di giornalista. Non commette pertanto il reato di abusivo esercizio della professione di giornalista, di cui agli artt. 348 cod. pen. e 45 legge 3 febbraio 1963, n 69, colui che, senza essere iscritto all’albo dei giornalisti o in quello dei pubblicisti, collabori saltuariamente ad un periodico venendo retribuito volta per volta»”.
L’attività giornalistica è un elemento di libertà per tutti, e l’idea che ci sia qualche giornalista burocrate che si arroga il diritto di decidere chi la può svolgere e chi no fa semplicemente sorridere. Che si parli di stampa clandestina nell’era del web fa poi addirittura rotolare in terra dalle risate: l’Ordine dei Giornalisti della Sardegna dovrebbe denunciare anche l’Huffington Post, beccando qualcuno che lo legge da un computer situato a Cagliari o a Oristano. Oppure Michela può appoggiare il suo Laboratorio su un server situato a Lugano, e tanti saluti. Neppure il Partito Comunista Cinese nella sua guerra contro Google era arrivato a tanto.
Ricordo per completezza il caso di Pino Maniaci, direttore di Telejato, coraggioso giornalista antimafia non iscritto all’Ordine, che è stato puntualmente denunciato per esercizio abusivo della professione e puntualmente assolto il 26 giugno 2009 dal tribunale di Partinico nonostante svolgesse, lui sì, effettivamente “la professione”.
In conclusione vorrei invitare Michela Murgia ad andare avanti nel suo bellissimo laboratorio giornalistico volontario senza cambiare una sola virgola del programma stabilito. L’Ordine dei Giornalisti non può, e non deve, fare niente. E se chiede di essere sfidato la sfida va accolta. (Per maggior tranquillità legalitaria, che piace anche a me, metto comunque fin d’ora a disposizione per qualsiasi cosa vorrà pubblicare il laboratorio la mia firma di giornalista professionista iscritto all’Ordine
La scrittrice Michela Murgia denuncia nel suo blog un tentativo di intimidazione dell’Ordine dei Giornalisti di Cagliari, che vorrebbe vietarle un benemerito laboratorio di giornalismo che ha organizzato in Sardegna. Scrive Michela:
“L’indicazione ufficiosa che è emersa è chiara: se uno solo di questi ragazzi scrive anche mezza riga di materiale giornalistico in una testata a me riconducibile, parte una denuncia a lui e a me per esercizio abusivo della professione. Se invece il “prodotto” del laboratorio compare in uno spazio che giornalistico non è, per esempio il mio blog, sarò comunque denunciata per stampa clandestina. Entrambe sono cause penali e non sono così sprovveduta da ignorare che con tutta probabilità le perderei”.
C’è solo un errore in quello che scrive Michela su Oknotizie; non perderebbe un bel niente. In nome della libertà, della democrazia, dell’articolo 21 della Costituzione e della legalità che garantisce le tre cose prima elencate, Michela Murgia e i giovani iscritti al suo laboratorio dovrebbero salutare l’Ordine dei Giornalisti della Sardegna con la stessa graziosa levità usata da La Russa per Fini alla Camera. Consiglierei in aggiunta, tanto per darsi un tono, il gesto dell’ombrello, non esagerato ma energico.
Esercizio abusivo della professione significa esercizio abusivo della professione, non dell’attività giornalistica. La professione è, secondo il Devoto Oli, che purtroppo non è allegato alla legge istitutiva dell’Ordine dei Giornalisti (e i risultati si vedono), “attività esercitata in modo continuativo a scopo di guadagno”. Del resto, lo dico per i non giornalisti, siccome per ottenere l’iscrizione all’Ordine uno dei requisiti richiesti è avere svolto attività giornalistica, anche un bambino di quattro anni, e quindi anche un giornalista, capirebbe che l’attività giornalistica per i non iscritti all’Ordine è consentita.
Tutto questo è stato per esempio spiegato dall’Ordine dei Giornalisti della Lombardia (non dalla Federazione Anarchica) nella sentenza di condanna di Vittorio Feltri del 19 aprile 2010, dove si legge tra l’altro:
“In estrema sintesi, dunque, la legge istitutiva dell’Ordine non osta in alcun modo a che tutti possano collaborare ad un giornale senza essere iscritti. Nega però la possibilità di svolgere tale attività in maniera professionale, ovvero «in maniera stabile, continuativa, sistematica e retribuita»[6]. Nella stessa logica del legame tra professionalità e responsabilità, la legge riserva ai soli iscritti all’albo – siano essi professionisti o pubblicisti – la direzione responsabile di giornali, periodici e agenzie di stampa di carattere nazionale (art. 46 l. 69 del 1963 e Corte cost. n. 98 del 1968). Tale linea di demarcazione tra attività di carattere saltuario e attività continuativa è accolta anche dalla Corte di Cassazione, che nel 1971, in una delle rarissime pronunce in materia di esercizio abusivo della professione giornalistica, sancisce che «poiché la Costituzione garantisce a tutti il diritto di manifestare il proprio pensiero liberamente e con ogni mezzo di diffusione, ogni cittadino può svolgere, episodicamente, l’attività di giornalista. Non commette pertanto il reato di abusivo esercizio della professione di giornalista, di cui agli artt. 348 cod. pen. e 45 legge 3 febbraio 1963, n 69, colui che, senza essere iscritto all’albo dei giornalisti o in quello dei pubblicisti, collabori saltuariamente ad un periodico venendo retribuito volta per volta»”.
L’attività giornalistica è un elemento di libertà per tutti, e l’idea che ci sia qualche giornalista burocrate che si arroga il diritto di decidere chi la può svolgere e chi no fa semplicemente sorridere. Che si parli di stampa clandestina nell’era del web fa poi addirittura rotolare in terra dalle risate: l’Ordine dei Giornalisti della Sardegna dovrebbe denunciare anche l’Huffington Post, beccando qualcuno che lo legge da un computer situato a Cagliari o a Oristano. Oppure Michela può appoggiare il suo Laboratorio su un server situato a Lugano, e tanti saluti. Neppure il Partito Comunista Cinese nella sua guerra contro Google era arrivato a tanto.
Ricordo per completezza il caso di Pino Maniaci, direttore di Telejato, coraggioso giornalista antimafia non iscritto all’Ordine, che è stato puntualmente denunciato per esercizio abusivo della professione e puntualmente assolto il 26 giugno 2009 dal tribunale di Partinico nonostante svolgesse, lui sì, effettivamente “la professione”.
In conclusione vorrei invitare Michela Murgia ad andare avanti nel suo bellissimo laboratorio giornalistico volontario senza cambiare una sola virgola del programma stabilito. L’Ordine dei Giornalisti non può, e non deve, fare niente. E se chiede di essere sfidato la sfida va accolta. (Per maggior tranquillità legalitaria, che piace anche a me, metto comunque fin d’ora a disposizione per qualsiasi cosa vorrà pubblicare il laboratorio la mia firma di giornalista professionista iscritto all’Ordine
L'11 marzo come l'11 settembre ha cambiato il mondo
Nucleare, dibattito sulla rete, mille messaggi al giorno
L’11 marzo ha segnato la storia con un terremoto in Giappone di 8,9 gradi della scala Richter (il settimo mai registrato in ordine di potenza sprigionata) cui è seguito uno tsunami che ha causato migliaia di morti e distruzione. Il già precario equilibrio del paese è stato ulteriormente compromesso dall’allarme per i danni provocati dallo tsunami nella centrale nucleare di Fukushima con il conseguente rischio di fughe radioattive. Nielsen ha analizzato con il servizio BuzzMetrics quanto e in che modo si è parlato di fonti di energia, e in particolare di nucleare, prima e dopo la linea di demarcazione rappresentata dall’11 marzo.
Nei primi tre mesi dell’anno e fino al 10 di marzo i messaggi diffusi sul web italiano riguardanti le diverse fonti di energia sono stati in media poco più di 800 al giorno. L’11 marzo le conversazioni sul nucleare sono aumentate di 500 volte rispetto al giorno precedente e hanno continuato a crescere nei giorni successivi fino al picco massimo raggiunto il 15 marzo con oltre 4.000 discussioni (+2.200% rispetto al 10 marzo) (Fig.1).
Dopo lo tsunami che ha colpito il Giappone, il 61% delle discussioni su tutte le fonti energetiche si concentra sul nucleare. Nonostante l’imminente referendum, prima del 10 Marzo il nucleare rappresentava solo il 18% dei messaggi.
Dopo il terremoto in Giappone e l’emergenza di Fukushima si scatena quindi un vero e proprio dibattito online, che alimenta lo scontro tra i due schieramenti di favorevoli e contrari, pur senza modificarne i rapporti di forza: il numero di messaggi con atteggiamento positivo verso il nucleare rimane un quarto rispetto a quelli con atteggiamento negativo, mentre si riduce di 13 punti percentuali la quota di messaggi neutri, che non esprimono un’opinione in uno o nell’altro senso. (Fig. 2)
La tragedia giapponese ha spostato l’argomento delle discussioni online da tematiche più astratte e di rilievo generale ad argomenti più funzionali e vicini agli interessi dei singoli - commenta Cristina Papini, responsabile Nielsen BuzzMetrics Italia – I temi della sicurezza e della radioattività prevalgono rispetto ad un più generale impatto ambientale di questa fonte di energia, con il 43% dei messaggi che esprime un atteggiamento negativo nei confronti del nucleare”.
Nelle discussioni online, l’attenzione degli utenti si concentra su problematiche inerenti la sicurezza dell’impianto di Fukushima e sui rischi connessi alle fughe di radioattività, per poi allargare il campo alle stesse tematiche in ambito nazionale (quanto sarebbe sicuro e quali potrebbero essere i rischi del nucleare in Italia).
Diminuiscono, invece, i riferimenti più generali all’impatto ambientale (soprattutto relativi allo stoccaggio scorie) e agli aspetti politico-economici del nucleare, argomenti maggiormente rappresentati nel dibattito pre tsunami. (Fig. 3)
In conclusione, dall’analisi Nielsen emerge che la grande portata emotiva degli eventi di Fukushima ha risvegliato l’attenzione degli italiani verso il nucleare con un vivace dibattito online centrato soprattutto sulla sicurezza degli impianti e sui rischi di fughe radioattive. Interessante notare che se da un lato il disastro della centrale nucleare giapponese ha portato una parte degli indecisi nel nostro Paese a prendere una posizione, dall’altro il rapporto di forza tra gli schieramenti dei favorevoli e dei contrari non varia, rimando uno a quattro. Per sapere se l’accresciuto interesse sarà sufficiente per il raggiungimento del quorum al referendum contro il nucleare dovremo aspettare il 13 giugno.
L’11 marzo ha segnato la storia con un terremoto in Giappone di 8,9 gradi della scala Richter (il settimo mai registrato in ordine di potenza sprigionata) cui è seguito uno tsunami che ha causato migliaia di morti e distruzione. Il già precario equilibrio del paese è stato ulteriormente compromesso dall’allarme per i danni provocati dallo tsunami nella centrale nucleare di Fukushima con il conseguente rischio di fughe radioattive. Nielsen ha analizzato con il servizio BuzzMetrics quanto e in che modo si è parlato di fonti di energia, e in particolare di nucleare, prima e dopo la linea di demarcazione rappresentata dall’11 marzo.
Nei primi tre mesi dell’anno e fino al 10 di marzo i messaggi diffusi sul web italiano riguardanti le diverse fonti di energia sono stati in media poco più di 800 al giorno. L’11 marzo le conversazioni sul nucleare sono aumentate di 500 volte rispetto al giorno precedente e hanno continuato a crescere nei giorni successivi fino al picco massimo raggiunto il 15 marzo con oltre 4.000 discussioni (+2.200% rispetto al 10 marzo) (Fig.1).
Dopo lo tsunami che ha colpito il Giappone, il 61% delle discussioni su tutte le fonti energetiche si concentra sul nucleare. Nonostante l’imminente referendum, prima del 10 Marzo il nucleare rappresentava solo il 18% dei messaggi.
Dopo il terremoto in Giappone e l’emergenza di Fukushima si scatena quindi un vero e proprio dibattito online, che alimenta lo scontro tra i due schieramenti di favorevoli e contrari, pur senza modificarne i rapporti di forza: il numero di messaggi con atteggiamento positivo verso il nucleare rimane un quarto rispetto a quelli con atteggiamento negativo, mentre si riduce di 13 punti percentuali la quota di messaggi neutri, che non esprimono un’opinione in uno o nell’altro senso. (Fig. 2)
La tragedia giapponese ha spostato l’argomento delle discussioni online da tematiche più astratte e di rilievo generale ad argomenti più funzionali e vicini agli interessi dei singoli - commenta Cristina Papini, responsabile Nielsen BuzzMetrics Italia – I temi della sicurezza e della radioattività prevalgono rispetto ad un più generale impatto ambientale di questa fonte di energia, con il 43% dei messaggi che esprime un atteggiamento negativo nei confronti del nucleare”.
Nelle discussioni online, l’attenzione degli utenti si concentra su problematiche inerenti la sicurezza dell’impianto di Fukushima e sui rischi connessi alle fughe di radioattività, per poi allargare il campo alle stesse tematiche in ambito nazionale (quanto sarebbe sicuro e quali potrebbero essere i rischi del nucleare in Italia).
Diminuiscono, invece, i riferimenti più generali all’impatto ambientale (soprattutto relativi allo stoccaggio scorie) e agli aspetti politico-economici del nucleare, argomenti maggiormente rappresentati nel dibattito pre tsunami. (Fig. 3)
In conclusione, dall’analisi Nielsen emerge che la grande portata emotiva degli eventi di Fukushima ha risvegliato l’attenzione degli italiani verso il nucleare con un vivace dibattito online centrato soprattutto sulla sicurezza degli impianti e sui rischi di fughe radioattive. Interessante notare che se da un lato il disastro della centrale nucleare giapponese ha portato una parte degli indecisi nel nostro Paese a prendere una posizione, dall’altro il rapporto di forza tra gli schieramenti dei favorevoli e dei contrari non varia, rimando uno a quattro. Per sapere se l’accresciuto interesse sarà sufficiente per il raggiungimento del quorum al referendum contro il nucleare dovremo aspettare il 13 giugno.
venerdì 1 aprile 2011
500 lire del 57, la moneta che vale ma nessuno è disposto ad affossare le proprie tasche
Monete, la 500 lire del 1957 vale 10 mila euro, difficile trovare gli l'acquista
"Oggi vado ad analizzare una delle monete più belle che io abbia mai collezionato: sto parlando delle splendide 500 Lire Caravelle dell’anno 1957 in versione Prova con le bandierine al contrario", dice un esperto di mondomonete.it
All’interno di questa moneta di prova, la scritta “PROVA” è posta nel diritto in basso a sinistra lungo il bordo a fianco del valore L.500. Inoltre le bandierine degli alberi maestri delle caravelle sono orientate controvento, quindi in senso opposto rispetto a quelle degli esemplari normali. Queste monete sono state date in omaggio ai Parlamentari e sono attualmente ricercatissime dai numismatici di tutto il mondo.
Essere possessori di una di queste fantastiche monete è sicuramente una fortuna, anche se al giorno d’oggi è difficile trovare qualcuno disponibile ad acquistarla al prezzo di mercato.
"Oggi vado ad analizzare una delle monete più belle che io abbia mai collezionato: sto parlando delle splendide 500 Lire Caravelle dell’anno 1957 in versione Prova con le bandierine al contrario", dice un esperto di mondomonete.it
All’interno di questa moneta di prova, la scritta “PROVA” è posta nel diritto in basso a sinistra lungo il bordo a fianco del valore L.500. Inoltre le bandierine degli alberi maestri delle caravelle sono orientate controvento, quindi in senso opposto rispetto a quelle degli esemplari normali. Queste monete sono state date in omaggio ai Parlamentari e sono attualmente ricercatissime dai numismatici di tutto il mondo.
Essere possessori di una di queste fantastiche monete è sicuramente una fortuna, anche se al giorno d’oggi è difficile trovare qualcuno disponibile ad acquistarla al prezzo di mercato.
Santa Maria di Castellabate, foto Pagine Bianche 2011 palazzo Perrotti
La fotografia che racconta un palazzo storico di Santa Maria di Castellabate; ci vediamo al castello di sabbia” è il titolo della foto che farà da immagine di copertina delle Pagine Bianche 2011 in Provincia di Salerno. La fotografia, realizzata da Lorena Salvati, fotografa amatoriale di Montoro Inferiore, si è aggiudicata il primo posto nella sezione “ Incontri italiani” del concorso fotografico “ Passione Italia”, scrive infoagropoli. Essa ritrae Palazzo Perrotti a Santa Maria di Castellabate ed è stata scattata durante una giornata al mare nell’ agosto del 2010. «Il titolo della foto – spiega l’ autrice – vuole rievocare il tema del concorso “ Incontri italiani” e allo stesso tempo è ispirata dall’ impressione che si ha all’ ora del tramonto, che il palazzo sia tutt’ uno con la sabbia della spiaggia».
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